Editoriale di don Gian Pietro

L’angoscia e l’amore nell’Orto degli ulivi

La bella tela riprodotta in copertina è opera di Carlo Innocenzo Carloni, noto  e grande pittore originario della vicina Val d’Intelvi, che nel ‘700 ha dipinto e affrescato nelle principali città d’Europa, chiamato dalle varie Corti che in quel secolo facevano a gara nel decorare chiese e palazzi in stile barocco-rococò. Il quadro si trova nella nostra Collegiata, all’altare della Madonna, ed è gemello di un altro riprodotto in questa pagina che era posto all’altare del Crocifisso nascondendo il prezioso affresco cinquecentesco della Madonna in trono. Una volta riscoperto l’affresco, il quadro fu spostato prima nella chiesa di S. Maria delle Grazie e poi nella Sala della Nunziatura. Questa seconda tela rappresenta, in modo plastico e drammatico, la flagellazione di Gesù.
Mi soffermo, all’inizio della Quaresima, sulla tela di copertina che rappresenta Gesù nell’Orto degli ulivi, sostenuto, quasi abbracciato, da un angelo, mentre un altro angelo gli porge il calice della passione. Il momento, intenso e drammatico, è raccontato nei vangeli. Inginocchiatosi, pregava: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice. Però non sia fatta la mia, ma la tua volontà”. Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. E, entrato in agonia, pregava più intensamente. E il suo sudore divenne come gocce di sangue che cadevano a terra (Lc. 22, 41-44).
Secondo me, questo è il momento più doloroso e angosciante nella Passione del Signore, più ancora dei dolori della crocifissione e morte. Qui è il momento in cui il Figlio di Dio, con lucidità e consapevolezza, matura il sì alla volontà del Padre. E’ umanamente comprensibile  la sua ritrosia e paura. Chi non la proverebbe?
L’artista Carloni nei due angeli rappresenta la risposta del Padre alla domanda del Figlio. Uno lo consola, lo sostiene, come a dire: coraggio, non ti abbandono. L’altro gli mostra il calice a cui Gesù stesso fa riferimento nella sua  accorata preghiera. Nel quadro il gioco della luce è studiato e sorprendente. Illuminati, in evidenza, sono l’abbraccio confortante che permette a Gesù di abbandonarsi alla volontà del Padre e poi – se osserviamo bene – la coppa del calice che lascia immaginare la preziosità del liquido contenuto, quasi evaporescente. Interpreto questa seconda luce come l’elemento risolutivo della risposta di Dio all’angoscia del Figlio. La sua passione e morte saranno il gesto d’amore più grande e prezioso per la salvezza dell’umanità. Ed è in quel momento che Gesù conferma, di fatto, il suo sì al disegno del Padre.

Ho detto: questo è il momento culminante del dolore di Gesù ma anche della sua fede e del suo amore. Da lì iniziano le ore della sua passione, morte e risurrezione. La sua non sarà una morte subìta, come quella del condannato, ma una vita donata per amore.
Il momento fissato nella tela ci insegna il vertice dell’esistenza umana: vivere e persino morire… per gli altri. Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per le persone amate (Gv. 15,13).
Grazie, Gesù, per aver detto di sì, per aver scelto di dare la vita per noi!
Ti seguiremo con amore in questa Quaresima, per capire e vivere autenticamente la Pasqua.


don Gian Pietro