Santi Pietro e Paolo

 

Un lago e tante barche. Vuote in partenza, ma capaci di trascinare reti colme di pesci, se la giornata era stata buona. Mani rese callose dai remi e muscoli tesi per affrontare le onde. Poniamo qualche domanda a un pescatore, compagno di Simone, divenuto Pietro.
Cosa ricordi di lui?
La sua barca stava sempre accanto alla mia. Ci aiutavamo a vicenda. Era forte, si destreggiava bene fra le onde, conosceva tempi e luoghi giusti per riempire in fretta le reti. Si chiamava Simone.
Eravate amici?
Facevamo lo stesso lavoro. Sovente al largo le nostre barche si avvicinavano e lui mi dava tanti consigli, che mi servono ancora. Rientrati, ci aiutavamo a vicenda per issare le reti sul fondo delle nostre barche. Tanta fatica, ma anche qualche soddisfazione.
Un giorno però...
Di solito uscivamo all’alba, il più presto possibile. Quel mattino, mentre s’affacciavano le prime luci del nuovo giorno, mi ritrovai solo. La barca di Simone era ancorata alla grossa fune che impediva alle onde di trascinarla al largo.
Sei rimasto sorpreso?
Ogni tanto capitava che uno di noi non ci fosse. Passati alcuni giorni però la sua barca sempre ferma mi fece tristezza. Pensai allora che aveva cambiato mestiere, scegliendone uno più sicuro.
Cosa intendi per mestiere più sicuro?
A noi pescatori non bastavano braccia vigorose e abilità nell’affrontare le onde. Occorreva anche fortuna. Al largo infatti poteva capitare di tutto: un improvviso temporale, un vento impetuoso, le reti che si spezzavano. Insidie e pericoli erano sempre nell’aria. Si doveva allora rientrare al più presto con le reti squarciate che perdevano i pesci. Il peggio sarebbe stato finire fra le onde con le barche rovesciate.
Cosa hai saputo di lui?
Alcuni giorni dopo seppi da altri pescatori che aveva seguito un Rabbi, come a volte poteva capitare nel nostro popolo.
Lo conoscevi quel Rabbi?
Io conoscevo soltanto il mio mestiere di pescatore. Forse aveva seguito un uomo, ancora giovane ma dal fare deciso, che gli stava parlando un mattino, mentre io l’attendevo impaziente al largo.
Cosa gli disse quel Rabbi?
Non lo so e non glielo chiesi. Quel giorno però il volto di Simone era strano. Accarezzava la barca, guardava il lago, controllava le reti. Non disse nulla e nemmeno sorrise al rientro, come era solito fare. Il mattino dopo non c’era.
Cosa hai saputo di lui?
Per mesi e mesi non lo rividi. Un giorno passò vicino al lago con quel Rabbi. Era proprio la persona che gli aveva parlato quel mattino. Altri erano con lui. Era un bel gruppo. Uomini forti, giovani e vigorosi strappati al lago e alle onde. Simone mi salutò con un cenno della mano. Non mi avvicinai. Non osai farlo. Capii però che voleva bene a quel Rabbi e voleva seguirlo.
E tu?
Io continuai la mia vita di pescatore, ma avvertivo con nostalgia di aver perso un amico. Avevo imparato molto da Simone, che mi aveva svelato una quantità di trucchi, perché la pesca fosse buona. Gli ero riconoscente. In una taverna, qualche anno dopo, sentii parlare di un Rabbi che avevano messo in croce. Ognuno diceva la sua. Io stavo in silenzio, sperando nel mio cuore che quel Rabbi non fosse quello di Simone. Ne ebbi compassione, anche se non lo conoscevo.
Non l’ha più rivisto?
Un giorno mi dissero che i seguaci di quel Rabbi avevano parlato alla folla a Gerusalemme e alcuni erano andati lontano. Avrei tanto desiderato incontrare Simone, ma seppi che aveva lasciato la nostra terra. Lo ricordo come un bravo compagno e un caro amico: leale, forte e generoso. Conoscendo bene Simone, di una cosa sono convinto: se ha seguito quel Rabbi è segno che ne valeva la pena.

... e Paolo

 

Tu l’hai conosciuto bene. Cosa puoi dire?
Ero con lui alla scuola di Gamaliele; allora uno dei più apprezzati Rabbì.
Cosa ricordi?
Era il discepolo più bravo e il maestro ce lo additava come esempio.
Ma poi iniziò a perseguitare i cristiani.
Perché?
Vedeva nei seguaci di Cristo una minaccia per noi. Fu una sorpresa quando sentimmo che si era unito ai cristiani, diventando fratello di coloro che prima perseguitava.
Cosa hai pensato?
Doveva essere avvenuto in lui qualcosa che mi sfuggiva. Non sono in grado di dare una risposta. Non mi pareva possibile che quel nostro compagno, così immerso nella nostra grande tradizione, accogliesse la nuova dottrina. Per me era un mistero, come rimane un mistero il cuore stesso dell’uomo, sempre aperto però al nuovo vento dello Spirito.
Quindi ritieni che il Cristo messo in croce era il Messia?
Non ho detto questo. Nel mio cuore sognavo che il messia sarebbe stato come il pastorello Davide che aveva abbattuto il gigante Golia. Ora il gigante da sconfiggere e scacciare era l’impero romano che umiliava la grande tradizione del nostro popolo. Il progetto di Roma era quello di conquistare il mondo intero. Un imperialismo violento.
Ma perché i Romani perseguitavano i cristiani?
La grande Urbe pullulava di religioni, talune anche strane, portate sulle rive del Tevere dagli schiavi che Roma si procurava con le sue conquiste e che dal profilo economico erano una grande risorsa. Ma solo i cristiani venivano perseguitati, perché il loro messaggio di fratellanza universale contrastava i superbi progetti romani.
Pure gli Ebrei perseguitavano i cristiani. Paolo subì prigione e violenze da parte vostra.
Da parte dei capi che temevano la nuova dottrina. Penso che alla fine l’avrebbero però lasciato libero di andare dove voleva.
Perché allora si appellò a Roma? Forse perché era un cittadino romano, essendo di Tarso?
Dopo aver portato l’annuncio cristiano in molte regioni, scelse di andare a Roma per dare ulteriore arricchimento alla sua missione. Portare il cristianesimo a Roma, che era il caput mundi, significava portarlo al mondo intero. Nel suo cuore aveva interiorizzato i valori della nuova dottrina. Erano per lui un vero bene, da diffondere ovunque, ben dal di là degli orizzonti legati all’ebraismo. Per questo inizialmente ebbe anche qualche contrasto con alcune comunità cristiane. Ma ritengo che avesse ragione lui. Concluse la sua missione con il martirio, che diveniva la sua più sublime e forte testimonianza.
Vista quella sua testimonianza, anche tu sei diventato un seguace di Cristo?
Sono rimasto ancorato alla mia tradizione ebraica, convinto però che il cuore dell’uomo rimane aperto al mistero. Questa apertura sincera è sempre il primo passo verso la verità, il bene e la luce.