Il terremoto in Venezuela, l'ennesima ferita di un Paese già martoriato

di Silvia Guggiari

Mercoledì 24 giugno, alle ore 18.04 locali, il Venezuela è stato colpito da un forte terremoto di magnitudo 7.5. Il bilancio è gravissimo: migliaia le vittime, città distrutte, decine di migliaia i dispersi e le persone sfollate. Una situazione drammatica in un paese che viveva da anni uno stato di enorme povertà. Lo abbiamo raccontato più volte anche grazie alla testimonianza dei missionari ticinesi che da decenni operano nel Paese dell’America Latina, padre Angelo Treccani e Marzio Fattorini.

Ed è proprio Marzio Fattorini, Missionario laico della CMSI, dal 2002 in Venezuela a descrivere la situazione, dicendo che, «ad oltre quattro giorni dal terremoto, nello Stato La Guaira si continua ancora ad estrarre – poche – persone vive». Il missionario racconta che nel paese di Espino, nello Stato Guarico, nel centro del Venezuela, dove risiede con la famiglia, le due scosse principali si sono sentite chiaramente, «ma fortunatamente c’è solo stato spavento e nessun danno materiale. Ben diversa la situazione sulla costa, Caracas e altre regioni del Paese. Mentre aumenta il numero ufficiale dei morti – quello reale non si saprà mai –, la speranza di ritrovare persone in vita diminuisce sempre più».

I dispersi sono decine di migliaia, mentre aumenta il rischio di epidemie, tanto che l’ONU ha lanciato l’allarme per le milioni di tonnellate di macerie che riempiono le strade di La Guaira: «È una tragedia immane per tutto un Paese che si trovava già da anni in una situazione economica, sociale e politica a dir poco disastrosa. Proprio perché la situazione del Venezuela era nota in tutto il mondo, con una diaspora di oltre otto milioni di persone, la risposta di aiuti internazionali è stata enorme e quasi immediata. Allo stesso tempo sono subito sorte iniziative spontanee di solidarietà nelle zone più toccate dal sisma come nel resto del Venezuela. La Pastorale sociale della parrocchia San Giovanni Battista di Espino ha risposto all’appello della Caritas diocesana creando un centro di raccolta di alimenti non deperibili, vestiti, materiale sanitario e di igiene personale. Si è vista immediatamente la disponibilità e la generosità di una popolazione in gran parte umile e povera che, oltre a ciò, rimane pregando davanti al Santissimo Sacramento esposto in chiesa». 

Tra le diverse attività che gestisce ad Espino, paese di poche migliaia di abitati ma formato da più di 60 frazioni sparse nella savana, Fattorini gestisce insieme alla moglie l’unica farmacia del paese, un servizio fondamentale per la gente ma anche per i medici locali: «Il giorno dopo il terremoto sono andato a Valle de la Pascua, la città dove settimanalmente mi rifornisco di medicinali, mentre mia moglie è rimasta in farmacia. Basandomi su una lista di materiale sanitario e di medicinali, oltre a quello che compro solitamente per la farmacia di Espino, ho potuto fare una donazione abbastanza sostanziosa per l’emergenza terremoto direttamente al punto di raccolta della Caritas diocesana. Questo per evitare che la gente venisse a comprare in farmacia a Espino per donare ai sopravvissuti del terremoto, cosa che comunque è avvenuta. Così, per non lasciare la nostra farmacia senza riserve, sabato pomeriggio con l’unico mezzo di trasporto pubblico che viaggia giornalmente dal paese alla città e ritorno mi son fatto mandare degli articoli acquistati a distanza e soprattutto oggi mi giunge, sempre con lo stesso mezzo, una comanda di medicinali molto più grossa». 

Dal racconto del missionario emerge una popolazione colpita ma che rimane unita e solidale nella tragicità del momento: «Sembra quasi un paradosso ma la voglia di collaborare della gente a centinaia di chilometri di distanza dalle zone più colpite dal terremoto rischia di mettere “in crisi” l’unica farmacia del posto. Come detto, l’entità della tragedia è ancora incalcolabile però forse potrebbe anche essere l’occasione per ottenere finalmente quel cambio nel Paese tanto anelato negli ultimi anni, questo sì, a un prezzo altissimo», conclude speranzoso il missionario ticinese.

Nel frattempo, anche in Svizzera sono partite diverse iniziative solidali in soccorso al Venezuela, come la Catena della solidarietà (www.catena-della-solidarieta.ch) e Caritas Svizzera (www.caritas.ch). Per info e donazioni visitare i siti.